SUMMER OPEN SEA KAYAK EXPEDITION...

... un altro viaggio in Grecia... là dove nasce il Meltemi...
partiremo da Salonicco e costeggeremo la penisola della Calcidica, sperando di poter navigare anche intorno alla repubblica monastica del Monte Athos. Poi sarà la volta delle isole Thasos, Samothraki e Limnos.
Per noi è un viaggio aperto, sia per il tempo a disposizione che per altri kayaker che si vorranno unire a noi.
Partiremo ai primi di luglio e contiamo di finire entro agosto. Controllando la posizione che regolarmente pubblicheremo
sul blog e su Facebook, sarà possibile raggiungerci in ogni momento per far parte della squadra.
Tatiana e Mauro

Please use the translator on the left.
We're paddling most of the day and we don't have enough time to translate every single post...
We're confident you understand our position!

Le nostre pagine Facebook: Tatiana Cappucci - Mauro Ferro
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lunedì 10 settembre 2018

I numeri del viaggio...

Il viaggio nel Nord Egeo è finito già da un paio di settimane ma noi siamo ancora qui a dirci “né e oxi” invece di “si e no” perché come al solito la Grecia ci è rimasta nel cuore…
Dobbiamo ancora finire di aggiornare il blog come piace a noi (inserendo le “etichette” ad ogni punto spot e qualche link nei testi) ma in questi giorni siamo molto presi dall’inizio dei lavori nella nuova casa-capannone e stiamo rimandando la chiusura definitiva del viaggio con la scusa di assaporare ancora per un po’ il gusto del nostro recente girovagare.
Il giro in kayak è durato un paio di mesi e adesso è arrivato il momento di dare i numeri: li scriviamo appena sotto le tre mappe che ritraggono le tappe del nostro campeggio nautico…

La penisola della Calcidica...
L'isola di Thassos...
L'isola di Limnos...

48 giorni di viaggio
40 giorni di navigazione
2 giorni di fermo per cattivo tempo e turismo
806 chilometri percorsi in kayak
9 km la tappa più breve
39 km la tappa più lunga
25 km la traversata all’isola di Thassos
12 km la traversata dall’isola di Thassos
3 km percorsi a piedi coi kayak sui carrellini da Trypiti a Nea Roda
166 km percorsi in autobus per recuperare la Mauromobile
oltre 500 km percorsi in auto
1 radiatore dell’auto bucato e sostituito
2 penisole visitate nella Calcidica (escluso il Monte Athos)
2 isole circumnavigate nel Nord Egeo (esclusa Samotracia – sigh!)
1 campo “dieci e lode” nella penisola di Kassandra
1 campo “dieci e lode” alle porte di Kavala
1 campo “dieci e lode” a Limnos
3 cassette di preziosi ritrovamenti
3 palle incontrate in mare e regalate in spiaggia
26 soste in taverna (un po’ pochine, per i nostri gusti!)
Il nuovo pannello solare ci ha garantito una tale autonomia energetica da non "costringerci" più ad elemosinare ricariche nelle varie taverne (e forse anche per questa ragione ci sembrano in numero così esiguo rispetto agli altri viaggi...)
Come al solito, alla fine di un viaggio c’è sempre un viaggio da ricominciare e noi stiamo già programmando le prossime pagaiate…

mercoledì 29 agosto 2018

Il viaggio è davvero finito...

Lunedì 27 agosto 2018 – 47° giorno di viaggio
Meteore – Grecia
La visita turistica per eccellenza
Non possiamo ancora saperlo, ma ieri sera abbiamo montato il nostro ultimo campo sul territorio greco.
Non è stato facile scovare il luogo adatto per la tenda adesso che siamo così lontani dal mare, ai bordi di una strada di grande scorrimento, piena di tornanti su cui arrancano auto e tir fino a tarda notte.
In più, quando raggiungiamo questo piccola area di sosta accanto alla gola di un torrente, per superare il quale ci siamo dovuti immettere su un ponticello ad una sola corsia che sembrava troppo stretto pure per la Mauromobile, figurarsi per tutti gli altri camion con rimorchio, abbiamo avuto un tuffo al cuore: sotto al cartello scritto in greco che invita a tenere pulito il posto (che con l’aiuto del dizionario riusciamo ormai a decifrare facilmente) c’è tutta una distesa di rifiuti di vario genere e di cartacce sparpagliate dal vento, che però non è stato certo il vento a portare fin quassù. Per non dormire tra i rifiuti ci infiliamo subito i guanti e, come due provetti giardinieri, in meno di mezz'ora ripuliamo le due aiuole antistanti la fonte di acqua naturale, fresca e zampillante e così gorgogliante da tenerci compagnia durante la frugale cena del tramonto e anche per tutta la sonora dormita dell’ultima notte in Grecia.
Non siamo soli: c’è un bel cane randagio a fare la guardia alla tenda. Si accoccola sui gradini mentre mangiamo e finisce che dividiamo con lui pane e companatico, e con l’intrepido gatto rosso tigrato che sopraggiunge nel frattempo i resti del pollo arrosto avanzato dal pranzo in taverna. Il gatto sparisce dopo essersi riempito la pancia, mentre il cane rimane accanto al nostro campo, talmente vicino a noi da svegliarci un paio di volte durante la notte coi suoi sonori sbadigli e con le sue prolungate grattate dietro le orecchie.
Qui in Grecia i cani randagi non sono mai i cani di nessuno, abbandonati a loro stessi e al loro destino, ma sono piuttosto i cani di tutti, perché c’è sempre qualcuno che viene a portare loro da bere e da mangiare: qui c’è una fonte corrente e l’acqua fresca non manca mai, per il cibo invece ci pensano a turno i contadini dei dintorni, come questo signore che scende dall’auto di primo mattino e scarta due pacchetti di carta argentata ricolmi di ossa. Il nostro cane da guardia per una notte si allontana per qualche minuto, ma poi torna a salutarci quando ce ne andiamo.
Dopo avere percorso tanti chilometri di autostrada siamo contenti di arrampicarci su per questi tornanti soleggiati, nascosti di tanto in tanto dalle nuvole sparse che corrono in cielo e tra le montagne.
Ci separano ancora una trentina di chilometri dalla località turistica più visitata della Grecia dopo l’acropoli di Atene: le Meteore.
Questi incredibili monasteri costruiti sui picchi delle falesie di arenaria che contornano la vallata, e che sembrano del tutto irraggiungibili, sono dei veri e propri nidi in mattoni appollaiati tra le nuvole. Quando arriviamo al paesino di Kalambaka e svoltiamo per Kastraki, costruito proprio ai piedi delle falesie, ci rendiamo conto della unicità dello spettacolo naturale: più dei monasteri, infatti, ci attirano ed incuriosiscono i giganteschi pinnacoli dilavati nel corso dei secoli dall’acqua e dal vento, tanto che dopo finiamo anche per visitare il piccolo museo geologico del paese. Entriamo in un unico monastero, quello di Rousanou occupato dalle suore, l’unico cioè abitato da sole donne: la guida turistica dice che è il più facile da raggiungere, basta attraversare un ponticello sospeso, ma Mauro si mette a contare i gradini che salgono su per il versante della montagna ed arriva a 255 quando siamo appena alle soglie del monastero. Dobbiamo indossare abiti lunghi, sia io che lui, per non lasciare le gambe scoperte e ci perdiamo per qualche lungo minuto nella visita della piccola chiesetta interna, tutta affrescata e profumata di incenso. Ma siamo attratti dal paesaggio che si intravede oltre le feritoie, più che dall’interno del monastero.
Usciamo all’aria e al vento e saliamo ancora.
Restiamo seduti ad ammirare il panorama per molto tempo.
Fino a quando su questi pietre levigate e tondeggianti non si affollano troppi visitatori: Mauro scalpita e rimugina ad alta voce su quanto sia più facile affrontare in kayak un mare in tempesta piuttosto che a terra questa orda di barbari!
Ci ritiriamo in buon ordine, restando per qualche lungo minuto imbottigliati nel traffico disordinato dell’unica strada asfaltata che sale ai monasteri più famosi e visitati: preferiamo seguire le indicazioni per una taverna appartata, lontana dal caos ma in posizione panoramica.
Sotto una pioggerella fitta fitta che nel frattempo ha preso a cadere e che non smetterà più di bagnare il paesaggio, ci sediamo ai tavolini sistemati sotto la veranda del locale e mentre ci riempiamo gli occhi della vista (da lontano) delle Meteore, ci riempiamo anche la bocca dei nostri sapori preferii della cucina greca.
Quando la temperatura scende tanto da farci indossare i piumini imbottiti, ci decidiamo a scendere dai mille metri di queste montagne verdi per raggiungere di nuovo il mare.
Non sappiamo bene dove fermarci per la notte, senza rischiare di inzupparci sotto questa pioggia insistente, così proseguiamo decisi verso il porto di Igoumenitza.
Non sappiamo neanche se ci sono posti liberi per un’auto e due passeggeri sui traghetti che partono per l’Italia: alla biglietteria ci confermano, infatti, che l’unica tratta con posti ancora disponibili è quella per Brindisi.
Saltiamo sul primo traghetto, che pure parte a mezzanotte, a salutiamo la nostra amata Grecia…

L'ultimo campo in Grecia...
L'arrivo alle Meteore...
Le guglie di arenaria millenaria...
Siamo sempre lì!
In contemplazione prima dell'invasione...
 Le pietre esposte al museo...
L'ingresso del Museo geologico delle Meteore a Kastraki...
La snervante attesa al porto...

Martedì 28 agosto 2018 – 48° e ultimo giorno di viaggio
Igoumenitza – Brindisi
Il lento ritorno a casa
La notte in traghetto è stata tranquilla.
Nonostante i due cagnolini troppo allegri della famiglia turco-belga che si stende accanto a noi sulla moquettes del ponte numero cinque.
La mattina invece sembra essere lunghissima.
Le operazioni di sbarco sono le più caotiche a cui ci sia mai capitato di assistere, come del resto anche quelle di imbarco della sera prima, durate oltre tre ore mentre gli addetti sceglievano nelle lunghe file di auto quelle da far salire prima per occupare ogni minimo spazio nella stiva del traghetto. Al mattino, poi, nessuno sembra preoccuparsi dello sbarco: scendono alla rinfusa i passeggeri senza auto, poi vengono chiamati gli autisti ma le scale di accesso ai garage sono occupate dagli altri viaggiatori, una volta raggiunta l’auto il groviglio è tale che spostarne una sembra quasi impossibile. Solo dopo un’ora dall’attracco la Mauromobile, che pure è stata la penultima auto ad essere imbarcata, riesce a conquistarsi lo spazio sufficiente per la manovra ed ecco che scende dalla rampa.
Pensiamo di essere finalmente liberi ma non è così: anche se i controlli al porto greco di Igoumenitza sono stati capillari ed accurati, l’uscita dal porto di Brindisi è intasata da lunghissime file di auto e camion, ben rimescolate nonostante i chiari cartelli in inglese ed italiano che invitano a disporsi su diverse corsia a seconda del mezzo e della destinazione. I finanzieri sono numerosi ma le domande che ci vengono rivolte, dopo un’altra ora di attesa sotto il sole, ci hanno lasciato del tutto interdetti: dove andate, quanti contanti avete, trasportate sigarette o alcool? Non ci sembra neanche più di essere nell’Europa unita della libera circolazione delle persone e delle cose…
Una volta imboccata la statale, però, ci sentiamo ancora in Grecia.
I bordi della carreggiata sono incolti ed i cespugli ricoprono parte dei guard-rail, i segnali stradali sono sbiaditi e quasi illeggibili, per non dire delle segnalazioni luminose: in Grecia erano tutte anche in inglese, perfettamente comprensibili ai tanti turisti straniere che visitano il paese, mentre in Italia sono scritte solo in un italiano pure approssimativo…
Ci consola però il panorama ineguagliabile del nostro Bel Paese!
Ci attendono alcune ore di guida fino a Latina ma procediamo spediti verso la nostra meta finale, pronti a rientrare nella normalità della vita quotidiana.
Il viaggio è finito ma ci attendono presto nuove avventure e non mancheremo di aggiornare ancora il blog…

domenica 26 agosto 2018

Check-in/OK messaggio dal Tatiyak SPOT Localizzatore SPOT Personal Tracker

Tatiyak SPOT
Latitudine:40.04895
Longitudine:21.48222
Posizione GPS Data/Ora:08/26/2018 19:24:49 CEST

Messaggio:Nord Egeo Kayak Tour 2018.
Stiamo bene e il viaggio prosegue come programmato...

Fai clic sul seguente collegamento per vedere dove mi trovo.
http://fms.ws/-a3cG/40.04895N/21.48222E

Se il link sopra non funziona , provate questo link:
http://maps.google.com/maps?f=q&hl=en&geocode=&q=40.04895,21.48222&ll=40.04895,21.48222&ie=UTF8&z=12&om=1

Tatiyak SPOT

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FindMeSPOT.com

Imprevisti di viaggio...

Giovedì 23 agosto 2018 – 43° giorno di viaggio
Kavala – Salonicco e ritorno (130 km in nave + 166 km in autobus + 200 km con la Mauromobile)
Recupero della Mauromobile
I traghetti greci sono puntuali come i treni svizzeri.
Almeno quello che noi prendiamo da Limnos a Kavala: partenza alle 23.30 ed arrivo alle 4.00 del giorno seguente. Già alle 3 del mattino gli altoparlanti gracchiano di prepararsi allo sbarco.  
Non abbiamo chiuso occhio, anche se ci abbiamo provato, perchè i nostri due materassini distesi vicino all’uscita sul ponte esterno hanno ricevuto la visita di tutti gli altri passeggeri: chi andava fuori a fumare, chi a parlare col cane in gabbia, chi a guardare il mare. Ogni volta che la porta si apriva o chiudeva (per non dire delle mille volte in cui la porta è stata lasciata spalancata!), oltre all’aria fresca della notte entrava anche il fischio del vento, che ci ha accompagnato fino a destinazione.
Fortuna che il bar del porto di Kavala è aperto già alle 5 del mattino.
Facciamo colazione comodamente sprofondati nei suoi divanetti grigi, in attesa dell’autobus delle 6 che da Kavala ci porterà a Salonicco, dove abbiamo lasciato la Mauromobile in un parcheggio vicino al porto (perché all’inizio del viaggio pensavamo di poter chiudere il giro tornando con il traghetto, eliminato giusto quest’estate, che fino all’anno scorso ancora collegava l’isola di Limnos al porto di Salonicco).
Non riusciamo a chiudere occhio neanche in pulman, ovviamente.
Ma all’arrivo ci concediamo una seconda zuccherosissima colazione al bar della stazione centrale degli autobus, così da avere tutto il tempo di riprendere un poco di energie e di ammirare la strabiliante struttura architettonica della copertura metallica di questo snodo nevralgico dei collegamenti stradali della Grecia settentrionale.
Prendiamo un secondo autobus per avvicinarci alla zona del porto e dopo qualche isolato percorso a piedi ritroviamo finalmente il parcheggio a più piani dove è rimasta per 43 giorni la nostra amata Mauromobile.
Adesso possiamo riprendere la via per Kavala, tornare al porto e recuperare i nostri due amati Voyager, rimasti ad aspettarci proprio a due passi dal portellone di accesso del traghetto, sotto lo sguardo attento dei due uomini addetti al carico che sin dall’inizio sono stati con noi molto gentili (si ricordavano persino che ci eravamo imbarcati due settimane prima sullo stretto traghetto per l’isola di Limnos!).
I due kayak sono sempre lì, sotto il sole cocente di mezzogiorno ma con ogni cosa al proprio posto.
L’ingresso al porto è pressoché libero, come ovunque in questa parte di Grecia, e con la Mauromobile arriviamo fino al molo: svuotare i gavoni e riporre tutta l’attrezzatura in macchina ci richiede poco più di un’ora. Alle due siamo pronti per cercare una taverna!
Lasciamo poi Kavala in direzione di Alexandroupolis, l’unico porto da cui partono i traghetti per l’isola di Samotracia. Avevamo rinunciato all’idea di raggiungerla in kayak, quando avevamo scoperto che non esistono più collegamenti marittimi tra le due isole di Thassos e di Samotracia, attivi fino all’anno passato ma cancellati proprio quest’estate! Percorrere la costa greca tra le due isole non ci attirava per niente e comunque coprire in kayak quelle distanze geografiche non combaciava con i pochi giorni che avevamo ancora a disposizione (vogliamo rientrare ai primi di settembre per seguire i lavori di ristrutturazione della nostra nuova casa-capannone!). Adesso che con la Mauromobile si coprono distanze siderali in pochissime ore, ci sembra giusto riprendere il vecchio programma e spingerci fino a Samotracia, l’isola più orientale del Nord Egeo.
La carta della Terrain che rileggo per la seconda volta ne racconta le meraviglie in maniera davvero invitante: il monte Saos che coi suoi 1611 metri è il più alto della Grecia insulare, ad eccezione delle isole di Eubea e di Creta, la Chora costruita alle sue pendici per difendersi dalle incursioni dei pirati (come in tutte le isole Cicladi!), le tante spiagge di ciottoli e di sabbia aperte su un mare blu ripulito dalle grandi praterie di posidonia, le fonti di acqua dolce e le cascate dei torrenti che corrono tra i boschi di querce, le uniche di tutte le isole greche, le medioevali torri francesi costruite alle due estremità dell’isola. Samotracia è famosa soprattutto per il santuario dedicato agli dei dove è stata ritrovata la preziosa statua alata della dea Nike, venerata come dea della vittoria sportiva e bellica, trafugata dal console francese nel 1863 ed oggi ancora esposta nel museo del Louvre di Parigi. Ma sembra anche un’isola piena di fascino, mistero e grandi bellezze naturali: fuori dalle tradizionali rotte turistiche e dimenticata anche dalle compagnie di navigazione, Samotracia sembra proprio l’isola giusta per risollevare un po’ le sorti di questo viaggio in kayak nel Nord Egeo, ricco certo di begli incontri, tante scoperte ed un gran numero di preziosi ritrovamenti, ma povero di coste interessanti, di quelle isolate, rocciose e deserte che ci piace molto perlustrare in kayak…
Dopo averci rinunciato una prima volta, proviamo adesso a ritornare sui nostri passi e a raggiungere Samotracia.
Intanto però ci fermiamo nella baia dei pellicani ai piedi dell’aeroporto di Kavala per tornare a “grufolare” sulla spiaggia che ci aveva già regalato alcuni notevoli esemplari di pinna nobilis lo scorso 7 agosto, quando ci siamo passati di ritorno dall’isola di Thassos.
Torniamo quasi nello stesso punto, ma dobbiamo fermarci prima del canale di collegamento tra gli stagni retro-dunali ed il mare perché non c’è più traccia del sentiero che corre lungo la costa.
Poco male, ci vado a nuoto.
Torno dopo un paio d’ore talmente carica di ricci, conchiglie, sassolini, spugne e pinne nobilis che per guadare il canale devo inventarmi qualche stratagemma, che per una volta inorgoglisce persino l’uomo di ferro: raccolgo in spiaggia una cassetta di polistirolo per i ricci e le spugne ed un bidone di plastica da 20 litri tagliato a metà per le pinne e le conchiglie, così da riuscire nell’impresa di nuotare con questi due galleggianti davanti agli occhi per la breve distanza che mi separa da Mauro e dalla Mauromobile.
Ceniamo sotto la pineta, pronti per recuperare la notte insonne.

L'ultimo saluto al porticciolo di Myrina sull'isola di Limnos...
L'arrivo al porto di Kavala...
L'arrivo alla stazione degli autobus di Salonicco...

Venerdì 24 agosto 2018 – 44° giorno di viaggio
Kavala – Nea Karvali (50 km in auto)
Ribellione della Mauromobile
La pineta ci tiene ombra per tutta la mattina.
Il lento risveglio ci fa rientrare nei nostri abituali ritmi di viaggio, che sembra volgere al termine ma che invece non è ancora terminato.
Il navigatore della Mauromobile ci dice che il porto di Alexandroupolis dista poco più di 140 chilometri e che, partendo con comodo, possiamo arrivare in tempo per il traghetto delle 3 del pomeriggio per l’isola di Samotracia, la nostra ultima destinazione di questo viaggio estivo in kayak.
Intanto che ci spostiamo in auto per questi sentieri sterrati che corrono tra gli stagni costieri ed il delta del fiume Nestos, ci sorprendiamo ancora una volta della gran quantità di uccelli migratori che popolano queste zone umide: aironi, garzette, sterne, trampolieri, beccacce di mare, oltre agli straordinari e giganteschi pellicani, tutti insieme a pescare nell’acqua bassa e salmastra senza darsi il minimo fastidio, a riprova che la Natura insegna e pratica la convivenza molto meglio di noi esseri umani.
Non capiamo bene come sia stato possibile creare una riserva naturale così vasta e ben conservata che ingloba al suo interno un aeroporto, una raffineria e una fabbrica di fertilizzanti, oltre ad un’altra serie di capannoni industriali che però sembrano stati nel frattempo abbandonati, chissà se per la crisi degli ultimi anni o per quale altro insondabile ragione. Qui ci troviamo accerchiati da campi coltivati a granturco, girasoli e kiwi, con strade sterrate da cui transitano continuamente camion e trattori, e con zone paludose piene di vita: ad un tratto, subito dopo una cruva, incrociamo nel mezzo della strada polverosa una tartaruga d’acqua che subito i ritira nel suo carapace, con una velocità tale da farlo dondolare a lungo. Salutiamo i nostri amici pellicani ed imbocchiamo l’autostrada.   
Nelle poche ore di guida che ci aspettano fino ad Alexandropoulis, ripensiamo a tutte le cose fatte nelle settimane precedenti ed in ordine sparso riaffiorano i ricordi del viaggio: col gioco dei campi cerchiamo di ricostruire le varie tappe per ricordare dove abbiamo montato la tenda (e dove ho scovato i miei preziosi ritrovamenti), col gioco degli incontri ricordiamo le persone conosciute grazie ai nostri kayak, col gioco delle taverne recuperiamo gli odori ed i sapori che hanno accompagnato il nostro soggiorno greco. E poi i (tanti) tramonti sul mare, le (poche) albe vissute sulla spiaggia (uno spettacolo che la natura trasmette troppo presto per i nostri ritmi), il vento che ci ha tenuto spesso compagnia, le giornate in mare e le onde e gli spruzzi, le zanzare della sera che scompaiono quando soffia il Meltemi, il trasbordo del Monte Atos, la meridiana di conchiglie di Yannis, la traversata sull’isola di Thassos, le dune ricoperte di gigli all’isola di Limnos, le sue coste battute dal vento e le sue colline bruciate dal sole, le palle colorate trovate in navigazione, le soste nelle calette deserte…
Ad un certo punto la Mauromobile si ribella.
Si accende un allarme acustico e la spia rossa della temperatura. Il motore si è surriscaldato ed impone una sosta immediata. Mauro apre il cofano ed è avvolto da nuvole di vapore: pensa subito ad una perdita d’acqua e decide di far raffreddare il motore. Quando lo riaccende al minimo, sceglie di aggiungere dell’acqua per cercare di capire dov’è la perdita: è il radiatore. Non riporto le imprecazioni che riempiono l’aria, sia le sue che le mie, mi limito a dire che riprendiamo la strada procedendo a 60 chilometri orari, tenendo tutti e due gli occhi incollati alla spia della temperatura: appena sale ci fermiamo, facciamo raffreddare il motore e rabbocchiamo l’acqua. Così ogni 10 chilometri circa.
Impensabile proseguire in queste condizioni fino ad Alexandroupolis.
Rinunciamo per la seconda volta a raggiungere l’isola di Samotracia.
Ripieghiamo sulla vicina cittadina di Xanthi, dove il cellulare sembra avere scovato un centro di assistenza Renault. Che invece non c’è più.
Ci consoliamo in una taverna nei pressi, una di quelle che non ci era ancora mai capitato di provare: vendono pesce fresco nella contigua pescheria e nella sala accanto lo cuociono per gli avventori che, pochi e soltanto a pranzo, frequentano il posto.
Entriamo poi in un supermercato e, per la prima volta dall’inizio del viaggio, compriamo tre casse d’acqua naturale: sono i rifornimenti per la Mauromobile, sperando che possa camminare ancora per qualche chilometro, e magari coprire i 500 km che ci separano dal porto di Igoumenitza, dove potremmo imbarcarci sul primo traghetto per l’Italia.
Ma la Mauromobile è esausta: arriva fino alla prima uscita autostradale, una ventina di chilometri ed un paio d’ore dopo. Mauro segue con incredibile arguzia l’indicazione stradale di un distributore (che qui in Greia sono quasi sempre posti fuori dall’autostrada) e lì chiede aiuto: il ragazzo alla pompa ci dice di essere appena stato in vacanza in Italia e che se ne è subito innamorato. Quando gli spieghiamo il nostro problema si attiva al’istante con gli altri due ragazzi presenti: fanno salire la Mauromobile sulla buca, per ispezionare motore e radiatore, ma scoprono quello che noi già sappiamo: il radiatore è bucato. La ventola di raffreddamento, che chissà come ha perso una vita di fissaggio, si è spostata verso il radiatore e l’ha lentamente lesionato. Brutta storia.
Va bene rinunciare a Samotracia, ma come facciamo ora a tornare a casa? Di raggiungere Igoumenitza in queste condizioni non se ne parla proprio!
Fortuna che a 500 metri dal distributore c’è un meccanico.
Uno dei ragazzi ci fa strada in motorino e spiega in greco quel che fino a quel momento abbiamo discusso in inglese: si potrà sostituire il radiatore?
Il meccanico prova prima con uno speciale liquido tura-falle, che però non sortisce il minimo effetto: il buco si deve essere ingrandito. Allora si tiene la Mauromobile in custodia, ordina il pezzo di ricambio e ci dà appuntamento per il giorno dopo.
Di questa officina meccanica, forse l’unica in un piccolo paesino costiero nell’estremo confine orientale della Grecia, ci colpisce soprattutto il fatto che il calendario appeso alla parete d’ingresso non è con le “solite” donne nude, ma piuttosto con delle caste ragazze in spiaggia in pose tutt’altro che erotiche. E anche il fatto che la porta sul retro dà sull’aia piena di galli e galline che razzolano con tutta tranquillità.
La madre del meccanico è così gentile che ci accompagna in auto sulla spiaggia più vicina per trascorrere la notte: con le nostre quattro carabattole in spalla salutiamo i kayak e ci avviamo al nostro destino.
Per una notte intera siamo soli con la nostra tendina, lontani sia dai kayak che dalla Mauromobile.

Bird-watching nella riserva naturale del delta del fiume Nestos...
Tutti insieme senza distinzione di razza...
Il campo nella pineta della spiaggia dei pellicani...

Sabato 25 agosto 2018 – 45° giorno di viaggio
Nea Karvali – Nea Karvali (0 km)
Riparazione della Mauromobile
Aspettiamo in taverna.
All’ombra di un pergolato ricoperto di vite americana attendiamo che arrivi l’ora di andare a ritirare la Mauromobile. Il meccanico ci ha detto che il radiatore sarebbe arrivato a mezzogiorno e che il lavoro gli avrebbe richiesto un paio d’ore.
Noi ce la prendiamo comoda, come al solito. Ci viene facile.
Dopo avere smontato la tenda ed aver lasciato le nostre quattro sacche all’ombra del telo parasole, ben sapendo che tanto in questi luoghi nessuno tocca mai niente, ci spostiamo poco più in là sulla strada costiera e ci accomodiamo intorno ai tavolini della prima taverna sul mare.
Quando Mauro mi dice che il radiatore nuovo rimetterà a nuovo anche la Mauromobile, io spero di poter riprendere il vecchio programma di proseguire per Samotracia. Ma l’uomo di ferro, impassibile, mi risponde così: “Tu fai come vuoi. Io non ci vengo, a Samotracia”. Secondo lui, gli eventi ci stanno dicendo in tutti i modi di non andarci. Punto. E così devo rinunciare per la terza volta a raggiungere l’isola dei mie sogni…
Ma il viaggio è stato già pieno di emozioni e di ricordi da rimettere in ordine: siamo contenti di essere incappati in questa piccola taverna curata di questo piccolo paesino costiero, siamo dispiaciuti di non poter visitare anche la terza isola del nostro giro in kayak del Nord Egeo ma siamo anche felici di avere vissuto un altro lungo viaggio per mare, ricco come tutti i viaggi di imprevisti e di piccole gioie.
Ripensiamo ancora al temporale che ci ha colto nella Calcidica, al mare grosso che ci ha impegnato a Limnos, alle giornate noiose trascorse a pagaiare lungo una costa troppo antropizzata sulla terraferma (ma anche nell’isola di Thassos) oppure a quei rari momenti in cui ci siamo ritrovati da soli lungo le scogliere erose dall’acqua e dal vento intorno all’isola di Limnos. Chissà cosa ci avrebbe riservato ancora l’isola di Samotracia, ma ormai è inutile pensarci!
Siamo comunque contenti di avere avuto la fortuna di vivere altri lunghi giorni in mare, di avere pagaiato per oltre 40 giorni con i nostri due kayak, di avere fatto campeggio libero in luoghi altrimenti irraggiungibili.
A pensarci bene, ci piace anche l’idea di tornare a casa: significa che il viaggio ha fatto il suo corso e ha sortito i suoi effetti.
Non facciamo in tempo ad alzarci da tavola e a caricarci delle nostre sacche, per incamminarci sotto il sole delle due del pomeriggio verso l’officina meccanica, distante poco più di un chilometro, che si presenta nel giardino ombreggiato della taverna il nostre meccanico di fiducia: il radiatore è arrivato, il pezzo è stato sostituito e la Mauromobile è pronta!
Quando poi arriva il momento di pagare, pensiamo anche che tutte le riparazioni meccaniche dovremmo venire a farle qui in Grecia! Ringraziamo di cuore Nikolaos Tsentemidis dell’Auto Service di Nea Karvali per la gentilezza, la disponibilità e la cura messa nella riparazione: prima di salutarci, ci ha anche fatto vedere le pessime condizioni in cui versava il radiatore, otturato per metà da polvere e grasso, e che quindi a breve ci avrebbe dato di certo dei problemi.  
Torniamo alla spiaggia dei pellicani, però dall’altra parte dell’aeroporto, giusto per cambiare posto e mantenere l’abitudine di montare la tenda in ogni sera in luoghi diversi. Scoviamo una delle comuni spiagge comunali che da queste parti sono sempre attrezzate con ombrelloni distanziati, docce di acqua dolce e spogliatoi: qui c’è anche il bagno, la chiesetta bianca e azzurra ed una bella boscaglia ombrosa sotto cui parcheggiamo la Mauromobile.
Una coppia di amici camperisti austriaci viene subito a dirci che è vietato campeggiare nei pressi della chiesetta, c’è un piccolo cartello sull’altro lato scritto in greco e bulgaro che lo dice “chiaramente”. Allora ci spostiamo tra i loro due camper, all’ombra di un’alta pianta su cui, a quest’ora della sera, discute animatamente un grande stormo di passeri.
Il tramonto sui monti che circondano Kavala è infuocato e tinge di una certa fascinazione anche questo campo distante più del solito dalla spiaggia.

In buca...
Di nuovo insieme...
Al lavoro in taverna...

Domenica 26 agosto 2018 – 46° giorno di viaggio
Nea Karvali – Meteore (400 km con la Mauromobile)
Ennesimo cambio di programma
Visto che non posso andare a Samotracia, cerco un posto alternativo per chiudere la nostra vacanza nel Nord Egeo: le Meteore.
Mauro sembra acconsentire, tanto sono di strada…
Con un nuovo programma di viaggio in testa, ci spostiamo dalla spiaggia comunale alla nostra solita taverna di Nea Karvali, una di quelle in cui ti fanno entrare in cucina per scegliere i piatti del giorno: ci sistemiamo nella sala interna per ricaricare le attrezzatura elettroniche ed aggiornare il blog. Ordiniamo insalata greca e quel che offre al casa, accompagnando il pasto con una nuova birra greca che Mauro apprezza più delle altre: Vergina (di cui magari ci riuscirà di fare rifornimento prima di rientrare).
Dopo pranzo ci aspettano quattro ore di auto per raggiungere le Meteore, che contiamo di visitare domani…
Quando non siamo in kayak ci passa anche la fantasia di fare fotografie: Mauro si sorprende di avere scattato un’unica foto agli uccelli dello stagno da quando è sceso dal suo Voyager.
Io invece sono contenta di avere il tempo per riprendere la lettura intensiva di un libretto interessantissimo che mi sono portata in kayak e che durante le giornate di navigazione non sono mai riuscita ad aprire. Il titolo mi aveva attratta prima ancora di capirne il contenuto: Traversate, del francese Thierry Fabre. E’ un volumetto del 2001 che mi sembra di un’attualità indiscutibile: ed illuminante. Parla del Mediterraneo, di questo cielo terrestre che unisce le terre che separa, di questa terra celeste che vive in modo simile il rapporto col mare. E con l’altro. L’autore spiega con raffinata intuizione come il Mediterraneo sia non tanto un mare chiuso tra l’Europa e l’Africa, tra le Colonne d’Ercole ed i Dardanelli, quando un ponte di congiunzione tra Oriente ed Occidente, un mare aperto verso l’Altro. Il modo di essere mediterraneo, il modo mediterraneo di essere nel mondo, accomuna tante città che si affacciano sulle sue rive, come Tunisi, Tangeri, Barcellona, Marsiglia, Palermo, Atene, Alessandria d’Egitto ed Istanbul, le città-cosmo che l’autore ha raggiunto più e più volte nelle sue ripetute traversate del Mediterraneo. L’essere nel mondo mediterraneo, come lui ripete più volte, esprime “un’appartenenza aperta e, allo stesso tempo, uno stile di vita distinto dall’occidentalismo”, dall’American Way of Life: “è veramente indispensabile mangiare tutti la stessa cosa, guardare tutti le stesse immagini nello stesso momento, vivere tutti allo stesso ritmo, sognare le stesse cose e vestirsi allo steso modo?”. Nel Mediterraneo nessuno è uguale all’altro perché il mare è sempre stato “intreccio di origini e mescolanza di sangue”: “tutta la bellezza di questo modo di essere nel mondo sta, appunto, in questo amalgama, nelle relazioni permanenti suscitate dalla storia. Le origini, greche e latine, ebree e arabe, non hanno masi smesso di penetrarsi reciprocamente, di attrarsi e di respingersi”.
Un sogno, forse, un ideale che in questi tempi bui fatti di barriere, chiusure e respingimenti non sembra più realizzabile, ma in fondo c’è ancora un barlume di speranza: nella musica che si diffonde sulle opposte sponde con sonorità simili e familiari, nello stesso piacere di giocare a dama all’ombra di un caffè, nel (ri)pensare la costa turca come l’altro lato del Mar Egeo, e nei catanesi che portano gli arancini ai profughi trattenuti sulla nave che li ha salvati. Nel riconoscere l’altro come il diverso che ci completa.
Il Mediterraneo è un mare aperto: l’altra sponda non è mai lontana.
Dovrebbero leggerlo in tanti, questi piccolo libretto sulle traversate.
Ci farebbe vivere tutti in un mondo mediterraneo migliore!